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Michael Jackson, The Sun: era diventato uno scheletro, solo pillole nello stomacoIl medico: non ho mai dato Demerol a Michael. «Il dottor Murray non ha mai prescritto il Demerol, non l'ha mai somministrato, non ha mai visto Michael Jackson prendere il Demerol, lo stesso vale per Oxycontin». Il legale ha poi definito «voci» quelle che hanno coinvolto il suo assistito, sospettato di aver somministrato farmaci pericolosi al cantante: «Quando arriveranno gli esami tossicologici tutto sarà chiarito».
Il promoter: non era dipendente dai farmaci. Michael Jackson assumeva antidolorifici da anni, ma non era dipendente dai farmaci. Lo sostiene l'organizzatore di concerti Marcel Avram, che conosceva l'artista fin dal 1972, quando il re del pop cantava ancora con i fratelli nel gruppo Jackson five: «Non era dipendente dai farmaci, si può dire quello che si vuole». Tutto risale al 1984, quando i capelli di Jackson presero fuoco mentre girava uno spot per la Pepsi. Da allora, racconta Avram, l'artista fu costretto a portare parrucche e ad assumere farmaci per combattere il dolore per le ustioni al cuoio capelluto. «Non si può condannare qualcuno a sopportare sempre il dolore», commenta il promoter di concerti, ricordando che, oltre al cuoco personale, il cantante portava sempre con sé dei medici. «C'erano sempre in giro uno o due medici, e quando gli antidolorifici erano troppi si cercava di diminuirli, riducendo ogni giorno la dose, come quando si fuma» sostiene Avram, secondo il quale Jackson non avrebbe mai preso medicine senza il parere di un dottore.
The Sun: Michael era ridotto ad uno scheletro. Ridotto ad uno scheletro, praticamente privo di capelli, con il corpo segnato dai fori delle punture e le cicatrici delle 13 operazioni di chirurgia plastica. Al momento della morte Jacko, alto 1,77, pesava appena 51 kg. Sono questi alcuni dei terribili dettagli della prima autopsia effettuata sulla salma di Michael Jackson, secondo quanto pubblica oggi The Sun. L'esame dei medici legali ha rivelato un corpo emaciato, con uno stomaco completamente vuoto, a parte i resti di alcune pillole. Si ritiene che l'anoressico re del pop non mangiasse più di un magro pasto al giorno. I fianchi, le cosce e le spalle erano crivellate dai segni di punture, probabilmente dovute agli antidolorifici che si sarebbe fatto iniettare tre volte al giorno da anni. «Non aveva più capelli». Jackson è apparso inoltre praticamente privo di capelli. Sotto la parrucca che indossava al momento della morte, vi era solo una lieve peluria. Sopra l'orecchio sinistro il cantante era completamente pelato, probabilmente in seguito ad un incidente del 1984, quando la sua capigliatura prese fuoco mentre stava filmando uno spot per la Pepsi. «Lividi e tagli sul corpo». I patologi che hanno esaminato la salma di Michael Jackson hanno segnalato anche la rottura di diverse costole, dovuta probabilmente ai massaggi cardiaci nel tentativo di rianimarlo. Nell'area del cuore sono stati rinvenuti quattro fori, in seguito alle iniezioni di adrenalina per far ripartire il cuore. Non si trovano spiegazioni per i lividi riscontrati sulle ginocchia e gli stinchi del cantante, mentre i tagli sugli schiena sembrano indicare una recente caduta. Sul volto dell'artista c'era una ragnatela di cicatrici di operazioni di chirurgia plastica, la parte ossea del naso era scomparsa e il suo lato destro era parzialmente crollato. L'autopsia avrebbe infine riscontrato che il cantante stava guarendo dal tumore alla pelle, grazie ad un'operazione per la rimozione di cellule tumorali dal torace. Michael Jackson, da Peter Pan del pop a Dorian GrayQuando cantava Thriller, circondato da un manipolo di morti viventi, era il divo pop più famoso e amato. Quando ha lanciato We are the world era considerato la star più potente e generosa della musica. Quando si è messo a raccontare “sono cattivo, lo sai, sono cattivo” con Bad molte delle sue stranezze erano già di dominio pubblico. Le stranezze vere e quelle infiocchettate dagli specialisti di gossip e di panzane. Michael che per non invecchiare si chiude in un letto iperbarico, Michael che si rifà la faccia per assomigliare al suo idolo Diana Ross, Michael che si schiarisce la pelle per diventare bianco che più bianco non si può, Michael che vive in una reggia da Re Sole con elefanti, lama, giraffe, giostre, ruota panoramica, pista da go kart. Bizzarie da artista strambo. Ma vendeva dischi come nessun altro prima (arriva a 300 milioni più o meno il suo imbattibile record, imbattibile perchè i dischi non si vendono più come prima), i suoi concerti spopolavano, nelle sue casse entravano dollari a palate. Insomma, tutto quello che faceva o toccava il Peter Pan del pop diventava oro.
Poi sono cominciati ad arrivare i matrimoni e i figli, Prince Michael Junior, Paris Catherine e Michael Prince II: uno dietro l'altro come i conigli, concepiti in qualche modo. La fantasia, in questo caso, è libera di sfrenarsi: è certo, però, che tutti curiosamente hanno tratti somatici tipici della razza bianca (e per quanto Michael si sia schiarito, colpa della vitiligine o di una follia esistenziale è impossibile che abbia modificato i propri cromosomi). E, dopo i matrimoni e i figli, sono arrivati a ruota, come un castello di carte che crolla improvvisamente, le accuse infamanti, i primi sospetti di rapporti particolari con i suoi amici bambini (i tanto amati bambini per cui il munifico Jackson non badava a spese), le vendite di dischi che crollano (l'ultima raccolta, comunque, ha venduto svariati milioni di copie), i rapporti con la casa discografica che si fanno difficili, i ricatti, i milioni di dollari che vanno in fumo per vanificare le denunce, perfino Al Bano che ricorre ai magistrati lanciando l'accusa di plagio (finita in una bolla di sapone, per il magistrato sia Will you be there che I cigni di Balaklava, sono state ispirate da una medesima canzone popolare indiana). Una voragine si apre sotto i piedi di un artista straordinario ma inafferrabile. E la sua storia comincia a essere letta in modo diverso, assume toni drammatici, da fantasma del palcoscenico. Ecco, la Michael Story potrebbe benissimo essere lo spunto per uno di quegli immaginifici e terrificanti musical di Andrew Lloyd Webber fatti di diavolerie e giochi meccanici: sarebbe il racconto di un ragazzo di grande talento, dall'infanzia difficile (il padre sadico, gli obblighi di carriera che arrivano prima dell'adolescenza), dalle grandi ambizioni, dalla personalità inafferabile e sfuggente. Una sorta di Dorian Gray, il protagonista del celebre racconto di Oscar Wilde, la cui immagine pubblica contrasta con il ritratto privato e quel viso, sottoposto a troppi continui interventi chirurgici (i primi furono determinati da incidenti di lavoro), che si va deformando (come dimostrano i terribili primi piani che ogni tanto le telecamere riescono a rubare). Una storia incredibile di un uomo che riesce con il suo talento a mettere insieme un impero smisurato, a sfamare il suo appetito di gloria comprando i diritti delle canzoni del gruppo più famoso del mondo (i Beatles) e sposando (sappiamo con quale esito) la figlia di quello che è tuttora considerato il re del rock, Elvis Presley. Aveva tutto Michael Jackson. Forse non bastava per essere felice. Micheal Jackson
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